La biografia di Carwyn James al Roncale

Mercoledì 11 aprile 2018 Mondovale presenta al pubblico rodigino Alun Gibbard, il giornalista e scrittore gallese autore della biografia di Carwyn James, intitolata “Into the wind: the life of Carwyn James”.

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Il libro è stato pubblicato all’inizio del 2017 in gaelico.

Poi Gibbard ha rielaborato il suo volume e lo ha pubblicato in inglese giovedì 8 giugno 2017.

Solo quattro giorni prima, sabato 3 giugno, a Whangarei in Nuova Zelanda, la selezione dei British & Irish Lions cominciava la sua brillante tournée nel paese australe, che si sarebbe conclusa sabato 8 luglio ad Auckland, con il clamoroso pareggio della serie contro gli AllBlacks.

Rimane dunque insuperato il record stabilito nel 1971 dai Lions guidati da Carwyn James, che vinsero la serie.

 

 

 

 

 

 

La difesa dei Lions nel secondo tempo
La difesa dei Lions nel secondo tempo del test match

La fama di Carwyn James iniziò proprio grazie a quella vittoriosa tournée, alla guida di una squadra leggendaria che comprendeva tra gli altri Barry John, Gareth Edwards, Willie McBride. I neozelandesi furono abbagliati dal gioco totale dei britannici e definirono Carwyn “Principe dei coach”. Un appellativo rinforzato nel 1972 quando il Llanelli, club gallese allenato da Carwyn riuscì a sconfiggere ancora gli All Blacks e pochi mesi dopo, nel gennaio del 1973 quando i Lions, camuffati da Barbarians, concessero la rivincita alla Nuova Zelanda e la sconfissero di nuovo (23-11) in una partita memorabile.

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Nato a Cefneithin, un villaggio di 800 abitanti, nel Camartenshire, era diventato professore di lingua e letteratura inglese. Appassionato di libri, poesia, teatro, canti popolari e opera lirica, seppe fare sintesi di culture diverse. Proprio grazie a questa capacità plasmò i Lions  e divenne uno dei padri del continuity game, il rugby moderno. Quello che Carwyn preferiva chiamare “Thinking game”, il gioco del pensiero, perché , diceva ,“il gioco è nella testa dei giocatori”.

Conquistata con il Llanelli per quattro anni consecutivi la Coppa del Galles, divenuto columnist dei più importanti quotidiani inglesi, dal Guardian al Daily Telegraph, e commentatore della Bbc, rifiutò la guida del Galles perché in disaccordo con le politiche di selezione della federazione. All’apice della popolarità che lo soffocava, decise di “fuggire” in Italia, a Rovigo, nella quiete di in un appartamento senza telefono, in via Monti.  In due stagioni portò  Sanson Rovigo alla conquista di uno scudetto record (1978-79), alternando gioco in penetrazione e gioco aperto: 750 punti, 121 mete, un rugby totale. Riuscì così a dimostrare che le sue idee attraversavano le barriere nazionali.

My beautiful picture

Inconsapevolmente Rovigo entrò a fare parte di quella ideale linea rossa del gioco di movimento che partendo dagli All Blacks di Fred Allen del 1967, passando per i Lions e il Galles degli anni Settanta, lo Stade Toulousain degli anni 80, l’Australia campione del mondo del ’91, arriva ai giorni nostri. E ha cambiato per sempre il rugby.

Il libro di Alun Gibbard dunque è di interesse primario per la storia del rugby rodigino, tanto più in coincidenza al 40° anniversario dell’arrivo di Carwyn James ad allenare il Rovigo (stagione sportiva 1977-1978).

thebook

 

Si ringrazia Antonio Liviero, columnist de Il Gazzettino di Venezia, per la redazione del testo

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