Mondovale e il pioniere del rugby rodigino

Davide Dino Lanzoni sta a Rovigo come William Webb Ellis sta al rugby. Uno ha inventato il gioco, nel 1823 in Inghilterra, l’altro l’ha portato nella nostra città, nel 1935.

A raccontare chi era Davide Lanzoni (1915-1988) in una video intervista a MondOvale di circa un’ora è il nipote Francesco, a partire da quel nomignolo, Dino. “Era la semplificazione di Davidino. Lo chiamavano così in famiglia, perché in realtà era alto e robusto fin da piccolo per l’epoca, arriverà a un metro e 77 centimetri. Aveva preso dal papà Francesco, ovvero mio nonno che si chiamava come me, alto 1,85 per oltre un quintale di peso”.

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Nell’intervista si parla dello zio Davide Dino e della sua famiglia, originaria di Castel Bolognese (Ravenna), dove papà Francesco era un socialista della prima ora, che aveva conosciuto Turati e Mussolini. Laureato in chimica, Francesco e la moglie Giuseppina Dall’Oppio si erano trasferiti a Lendinara, dove lui dirigeva lo zuccherificio e dove è nato Dino. Nel 1922 l’acquisto della storica farmacia “Tre colombine”, che la famiglia gestirà per tre generazioni, e il trasloco a Rovigo in una casa di viale Trieste.

Ma si parla soprattutto di rugby. E di quel caldo pomeriggio del marzo 1935, raccontato in “Una città in mischia” con un registro tra l’epico e l’aneddotico. Quel giorno Dino, studente di medicina a Padova, arriva alla stazione dei treni, attraversa furtivamente la Commenda con un pacco sotto braccio, s’incontra con un gruppo di amici fuori dall’ippodromo dove si allenava l’Italia campione del mondo di calcio in vista di una partita a Vienna con l’Austria, scarta l’involucro, tira fuori la palla ovale la fa rotolare per la prima volta a Rovigo.

“Lo zio Dino aveva conosciuto il rugby al Guf (Gruppo universitario fascista) di Padova e da alcuni studenti inglesi. Si fece prestare un pallone e venne a fare conoscere il gioco a Rovigo al suo gruppo di amici. Gente di varia estrazione sociale, figli di farmacisti, dottori, ma anche di famiglie più povere, di genitori che facevano altri lavori. Il collante dello sport per loro andava oltre le divisioni sociali e il rugby da quell’atto di nascita a Rovigo ha sempre svolto tale funzione sociale”.

Una storia che 80 anni dopo quel gesto continua ad affascinare. E di cui l’intervista a Francesco Lanzoni, attraverso i ricordi personali dei racconti fattigli da Dino e dal fratello Alberto Mario (papà di Francesco), contribuisce a illuminare le origini.

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